Il rifiuto della vaccinazione può costituire una forma di free riding? Io la penso così, anche se non esiste un consenso in merito a livello scientifico. Tenuto conto che si beneficia della protezione collettiva senza contribuirvi e che il proliferare dell’esitazione vaccinale la compromette, mettendo a rischio i più fragili, sposo in pieno questa ipotesi.
Del caso riguardante la piccola non vaccinata morta di difterite a Palermo ho trattato i un articolo precedente; anche se in parte è stato determinante nell’ispirare la seguente riflessione, non c’è alcun riferimento diretto nei confronti dei genitori, le cui presunte responsabilità sono ancora oggetto di indagine.
Chi contribuisce ai programmi di vaccinazione permette a tutti di accedere a preziosi beni collettivi; per questo si parla di immunità di comunità (o di gregge); inoltre si aggrava il carico di lavoro dei servizi sanitari. Lo si è visto particolarmente durante la pandemia di Covid-19, dove i No vax si sarebbero rivelati dei «free-rider ingiusti», ovvero che producono una ingiustizia nei confronti di chi contribuisce.
Gli esperti non sono concordi, per esempio si obietta che i No vax non presentino sempre atteggiamenti e intenzioni tipiche dei free rider; non di meno, si può ribattere che tali aspetti sono irrilevanti, perché conta l’effetto che comporta la scelta di non vaccinarsi.
Quello dell’evasore fiscale è uno degli esempi più noti per definire un free rider. Anche un evasore si dà delle spiegazioni morali e si “informerà” (male) sul modo in cui lo Stato gestisce i nostri soldi, in modo da giustificare il proprio comportamento.
Posso anche auto-convincermi che il mio rifiuto di pagare le tasse comporti sacrifici particolari dovuti al dover essere invisibili al fisco; credere che le tasse sono ingiuste, perché lo Stato spreca i soldi del contribuente. Alla fine, comunque me la racconto, sto usufruendo dei beni della comunità senza contribuirvi equamente; anzi, concorro a peggiorare quelle negligenze di cui mi lamento.
Perché i free rider non riescono ancora a vincere
Perché i free rider non prevalgono distruggendo tutti i gruppi sociali? Che io sappia non esiste una risposta definitiva; in generale questi individui prosperano soprattutto quando sono rari. La cooperazione persiste perché i cooperatori creano reti di mutuo aiuto, costruiscono reputazioni, escludono o sanzionano chi pur non contribuendo gode dei medesimi vantaggi; inoltre i gruppi più cooperativi possono prevalere su quelli collassati dall’opportunismo, perché il vantaggio stesso del free rider tende a diminuire quando questi diventano troppo numerosi.
Uno studio pubblicato su PLOS One nel 2014 riporta i risultati di un esperimento mediante simulazione computerizzata. I ricercatori volevano vedere se «il processo decisionale individuale in merito alla vaccinazione può essere influenzato dalle scelte di vaccinazione degli altri». I risultati mostrano una minore propensione a vaccinarsi quando si nota un alto tasso di immunizzazione nel proprio gruppo; inoltre, una precedente infezione personale potrebbe agire come forte incentivo ad accettare il vaccino nei turni successivi.
Al contrario, la semplice diffusione della malattia tra i conoscenti non sembra avere un impatto significativo sulla decisione individuale, se non mediata dalla copertura vaccinale osservata. I ricercatori suggeriscono dunque che vi sia l’esigenza di attuare nuove strategie di comunicazione, al fine di contrastare il disincentivo creato dalla protezione indiretta della comunità.
In un altro studio condotto con metodi analoghi pubblicato su Health Psychology, i ricercatori suggeriscono che «quando un messaggio enfatizzava il beneficio individuale, le intenzioni di vaccinazione diminuiscono (free-riding). La comunicazione del beneficio sociale ha ridotto il free-riding e aumentato le intenzioni di vaccinazione quando i costi di vaccinazione erano bassi».
Tutto questo però può succedere solo in un mondo ideale, dove i media di massa trasmettono esclusivamente informazioni basate sulle conoscenze scientifiche e sul miglior modo per divulgarle. Se la Rete per come è strutturata finisce per premiare una comunicazione che strizza l’occhio all’individualismo e all’esaltazione di rabbia e paura, tutto si fa più difficile. Esiste una immunità di comunità anche per la lotta contro l’information disorder.
L’immunità di gregge può essere considerata un bene pubblico, al pari dell’illuminazione stradale e delle forze dell’ordine; e come tale «vulnerabile al problema del “free rider”». Anche imporre le proprie scelte ai figli, per esempio nel rifiuto di vaccinarli, può rientrare nel problema del free riding.
Come scrisse Katharine Browne per la rivista Cambridge Quaternarly of Healthcare Ethics, i disegni di legge che strizzano l’occhio ai No vax, per esempio togliendo l’obbligo per certi vaccini pediatrici, sono «un incentivo a guidare liberamente, a godere dei benefici degli sforzi degli altri per vaccinare i propri figli senza vaccinare i propri»; mentre sarebbe fondamentale avere una legislazione «come mezzo ragionevole per superare il problema del free rider e per garantire che gli oneri della vaccinazione siano condivisi equamente».
Che il problema dei free rider coinvolga anche i figli intesi dai genitori come parte di sé lo abbiamo visto in Italia col fenomeno della “famiglia nel bosco”. Mentre negli Stati Uniti il segretario alla Salute Robert Kennedy Jr. ha visto quale boomerang possa rivelarsi assecondare i free rider, proprio col ritorno delle epidemie di morbillo.
Nel 2013, durante una epidemia di pertosse in California, Janet D. Stemwedel scrisse una analisi per Scientific American che consiglio di leggere. L’autrice dedica una parte consistente dell’articolo proprio a spiegare perché chi sceglie di non vaccinarsi vivendo in una comunità altamente vaccinata possa essere un free rider; perché riceve una riduzione del rischio epidemiologico, pagata in termini di costi e rischi vaccinali dagli altri membri della comunità.
Durante i primi fenomeni di esitazione vaccinale contro la Covid-19, nel 2021, Michael Gerson rifletteva in una analisi per il Washington Post sul medesimo problema posto da Stemwedel e da tutti i ricercatori che si sono cimentati nell’analizzare il fenomeno.
Cosa possiamo farci di queste informazioni per capire come impostare una strategia di comunicazione ne accenno su Instagram, nel mio ultimo reel della serie Come Ti Fregano Con la Mente.




